Messa a fuoco e l’iperfocale

Messa a fuoco e l’iperfocale

 Il sistema di messa a fuoco più veloce al mondo non è automatico, non è elettronico, è manuale e si basa su un calcolo.
Se pensate che la tecnica che serve per fare fotografia sia libera da calcoli matematici vi sbagliate, almeno in parte, ma certamente non serve essere dei matematici per imparare ad usare il sistema di messa a fuoco più veloce al mondo: l’iperfocale.

Nella storia della fotografia l’iperfocale ha avuto un ruolo fondamentale per la realizzazione di molte di quelle che oggi consideriamo grandi fotografie o grandi reportage, ed è stata fondamentale con quasi tutti i sistemi fotografici più diffusi: dalle fotocamere a telemetro a quelle biottiche fino alle reflex di qualche anno fa.

Eppure il comfort dei sistemi autofocus sembra aver fatto dimenticare l’importanza dell’iperfocale. Probabilmente perché nel mercato è più facile vendere una fotocamera che mette a fuoco per noi, piuttosto che insegnarci a mettere a fuoco e fare calcoli, eppure qualcosa si può ancora fare e lo scopo di questa tecnica, di cui vi parlerò, è quello di liberare il nostro potenziale creativo affinando il nostro tempismo.

Se impostiamo un diaframma con la ghiera dei diaframmi e se osserviamo la scala della profondità di campo incisa sull’obiettivo, troveremo due volte l’indicazione del diaframma utilizzato, una a sinistra (punto A) e una a destra (punto B) del nostro punto di messa a fuoco centrale (punto C).

Il punto A, in corrispondenza della scala delle distanze, ci indica la misura dalla quale inizia la nostra area di messa a fuoco (l’inizio della profondità di campo), il punto B indica invece la distanza fino alla quale la nostra area di messa a fuoco si estenderà (limite della profondità di campo).
Possiamo quindi affermare che tutto ciò che nello spazio sarà compreso tra le distanze indicate dai punti A e B sulla scala delle distanze sarà a fuoco, dunque nitido una volta stampata o visualizzata al computer, perché sarà contenuto all’interno della nostra profondità di campo.
Spero conosciate tutti il significato della profondità di campo, ma se non lo sapete, prima di proseguire, leggete qui.

Che cos’è l’iperfocale?
Tecnicamente la distanza iperfocale è la distanza di messa a fuoco che permette la maggior profondità di campo possibile considerando il rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo utilizzato e il diaframma cui è impostato.

Ma come si ottiene?
Il calcolo dell’iperfocale viene fatto in modo inverso rispetto a ciò cui siamo abituati a pensare, ovvero partendo dalla distanza più lontana rispetto a noi (l’infinito) e inserendo all’interno della profondità di campo la maggior quantità di spazio possibile tra noi e l’infinito stesso.

Qual è quindi il trucco per sfruttare i vantaggi di questo calcolo e usare l’iperfocale?
Semplice: il trucco è posizionare il valore infinito delle distanze sulla nostra scala di messa a fuoco in corrispondenza del punto B e osservare il valore in corrispondenza del punto A.
E dimenticarci del punto C! 😉

Una volta calcolata l’iperfocale, fate una prova, impostate un tempo di scatto sufficiente per catturare il movimento desiderato… diciamo 1/125 di secondo, regolate gli ISO in modo da avere una corretta esposizione e provate un po’ di street photography, senza più toccare la messa a fuoco, inserendo i vostri soggetti nelle distanze indicate tra i punti A e B della vostra scala. Liberate la vostra mente dalla necessità di focheggiare (sarà tutto a fuoco, no?) e concentratevi esclusivamente sulla composizione.